Rappresentazione di potenti figure dell’inconscio che si propongono nella realtà squarciando il velo della coscienza e consegnando immagini ( sublimazioni) che restano sospese in una dimensione senza tempo.
La scelta cromatica risolve l’inquetudine dentro spazi infiniti .
La rapprestazione pittorica non rimane statica dentro la dimensione che la contiene ma oscilla tra condensazione di gocce di infinito e loro dissoluzione verso dimensioni senza tempo.
E’ il tratto dell’artista che si propone quale tramite di comunicazione tra l’Eone di questo tempo e gli uomini che lo abitano.
La fantasia sembra avere poco spazio già irretita dalla definizione dell’immagine, tuttavia è immediatamente esplosa in molteplici interpretazioni.
E’ immagine strappata al contesto, immagine che è strappata al tempo con il tentativo di focalizzare aspetti della realtà che non devono avere legami col passato e implicazioni col futuro.
Virtualizzazione di proprie figure archetipiche che l’artista congela in un proprio mondo, slegandole dal flusso del tempo, in un tentativo di negazione del flusso del reale.
Una sorta di qui e ora dai tratti sfuggenti che non si capisce quando abitato da immagini proprie e quando da un reale a cui è negata ogni futurabilità.
Immagini interiori trasposte per potenza dell’arte consegnano un dissidio tra tensione verso un Infinito Divino e la paura dell’abbandono.
Un segno dell’inquetudine di oggi caratterizzata da tensioni infinite ma anche schiava di difetto di fede che diventa anche difetto di abbandono nel mistero.
La provocazione artistica rende la staticità dell’immagine sospesa, tangibile segno di un difficile abbandono nell’infinito.
Infinito percepito nel presente, potente, onirico e reale, ma non sufficientemente credibile per sciogliere ogni paura e permettere
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